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Donne di Ponza (donne di sostonza)

OHMYBLOG | PAOLOSTELLA

Con i piedi ammollo nella piscina termale del Santa Domitilla di Ponza mi guardo intorno. Sono circondato da donne.

foto 15

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La verità sugli uomini (aforisma sarcastico)

Carlo Galli

Ci sono gli uomini forti e carismatici, quelli sicuri e di polso, quelli stronzi, quelli belli e “dannati”, quelli che non promettono amore ma ti rubano il cuore, quelli indomabili, quelli che al mattino son già spariti…
e poi ci sono gli uomini che ce l’hanno piccolo (o che lo credono).

Carlo Galli

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Qualità delle donne, donne di qualità

Carissima Julia,
come stai?
Io abbastanza bene, anche se non ho ancora del tutto metabolizzato la recente delusione.
Mi viene il dubbio: sono forse stata troppo dura? Troppo categorica?
Sai, anche se di un cretino si tratta, quando poi improvvisamente questo scompare ne senti la mancanza.
O forse senti la mancanza solo delle sensazioni positive provate, anche se gradualmente diminuivano in quantità con il trascorrere dei giorni.
E’ dura ammetterlo, mentre sei all’interno dell’esperienza; riesce più facile,
seppur non meno doloroso, dopo esserne uscita.
Ma desidero raccontarti un’esperienza buffa, nella sua desolazione.
Per togliermi l’ultimo dubbio – costruzione pura della mente – riguardo il fatto che lui veramente navigasse su quel sito tutti i giorni, ho creato un falso profilo (della durata di soli tre giorni, per non pagare) con la foto di una donna ragionevolmente carina, realmente esistente. L’ho chiamata Levriera.
Bene, ho potuto verificare che in quei tre giorni lui entrava quotidianamente nel sito come riferitomi da M. e ha anche visitato (una volta o forse più) il falso profilo.
Sì, vero, non avevo neanche così bisogno, di questa triste conferma…
Ma il buffo e desolante sta nel fatto che durante soli tre giorni il falso profilo, ancorché incompleto e quindi poco significativo, a parte la foto e alcuni dati essenziali, è stato visitato da quarantacinque – dico quarantacinque – cretini, due dei quali hanno anche inviato una email presentandosi ulteriormente e offrendo la loro disponibilità per il “dialogo, in qualsiasi momento”, come lo definiscono loro. Un terzo – e qui ho riso – ha cliccato sul tasto ‘sbandata’…!
Tutti bellocci, managerini – molto ini o perlomeno sedicenti, apparentemente non sfigati. Direi, piuttosto, disinvolti.
Sai, secondo me, chi sono tutti questi pirla?
Uomini che navigano quotidianamente su un sito idiota alla ricerca della
novità, dimenticando che la qualità di una donna non si trova sul web e dimenticando soprattutto le donne di qualità che sicuramente ognuno di
loro ha incontrato, in carne e ossa, nella vita.
Perché di sicuro ne hanno incontrate, ma le hanno scagazzate via,
incurantemente, in quanto più divertente il gioco del nascondino virtuale.
Uomini lì pronti in attesa, come i predatori in attesa della preda.
Ma in natura gli animali agiscono in questo modo per nutrirsi.
Gli uomini perché non hanno valori in cui credono.
E le donne, che sono sullo stesso sito?
Una cara amica lo è da più di tre anni. Eppure è bella,
intelligente, di famiglia solida, fa l’organizzatrice di convegni e ha valori chiari, ben radicati. Quando le esprimo il mio pensiero, mi contraddice con veemenza difendendo la propria scelta.
Che sia una specie di vizio, di dipendenza, come le scommesse o il
gioco al superenalotto?
Comincio a pensarlo. Ma proprio per questo, torno a chiedermi: non sono stata forse troppo dura?
Un grosso bacio e grazie per avermi dedicato tempo una volta di
più!
Antonella

Mascherina Adorabile, è già trascorso un anno

Dolce Cuore del mio Cuore,

Mascherina Adorabile,

la tua mamma è qui e per te ci sarà sempre.
Un anno fa il tuo corpicino veniva cremato e consegnato a mamma sotto forma di polverina, in una cassetta color legno recante il tuo nome: Martina.

La cassetta è ancora qui, sulla scrivania, ma la polverina no. Quella è tornata alla Terra, all’Acqua, all’Aria  e al Cielo, in un luogo benedetto chiamato Norbu Ling. Tu lo conosci.  Da quando mamma è riuscita – con l’aiuto di Rinpoche – a portare lì ciò che rappresentava il tuo corpo, la Pace si è presentata. A mamma e forse anche a Te. Dico “forse” perchè non sicura del fatto che la tua anima bella ne avesse bisogno.

Ringrazio Patina, che ha reso possibile la cremazione individuale senza pensarci un secondo. L’ha fatto con il cuore, per te e per me. Lei direbbe che l’ha fatto…solo per te, e intanto riderebbe teneramente. Ma io so che la sua bontà è grande e guarda in ogni direzione.
Ringrazio Monica, che con tatto e dolcezza mi ha accompagnato là, dove fanno questa trasformazione dei corpicini, fuori città. La mamma, senza auto, non sarebbe potuta andarci. Il luogo era bello. Altre mamme piangevano disperatamente come me, e Monica ha saputo starmi vicina nel modo giusto.
Ringrazio Kelszang Dronma, che ci ha accompagnate sul luogo sacro e – più di me – ha pregato per Te.

Ringrazio Lama Khemsar Rinpoche, per averci donato Norbu Ling e avere con gioia accettato che le tue ceneri venissero sparse lì, come spero avvenga per i tuoi fratellini e anche per me, quando l’Universo lo vorrà.

Mi manchi tanto, Piccina. Mi regalavi gioia quotidianamente. E’ stato tutto così naturale, così spontaneo: io non potevo trovare una Piccola più adorabile; forse tu non potevi trovare mamma più paziente e fratellini più comprensivi.

Sei stata forte, fino all’ultimo minuto. Mi sento in colpa: quella finestra aperta per i fratelli. Avrei dovuto fare in modo che tu non stazionassi lì. Perchè non ci ho pensato? Cosa me lo ha impedito? La razionalità. La mente razionale non conosceva ancora la tua delicatezza da felvina (sì, felvina) e quindi non ci ha pensato. Poi essere via tutto il giorno, a una mamma non giova come non giova alle sue creaturine. Perché non si accorge di cose importanti.

E’ trascorso un anno. La tua Anima lasciò il corpo a febbraio 2012. Due mesi dopo circa, durante una Pratica, tu stessa dolcissima mi dicesti di avere lasciato il posto libero per un altro fratellino bisognoso e io ho seguito la tua indicazione. Poi sono stata presa alla sprovvista: un giorno, a lezione, Elena mi propose con prepotenza dettata da amore, di adottare un piccolino di Roma. Non potevo dire no!
Sembrava che il piccino, poi chiamato Tob che significa Forza, Coraggio, fosse parzialmente disabile a causa di una brutta esperienza avuta con gli umani. Un angelo me lo portò direttamente da Roma in macchina e a maggio – quindi solo 3 mesi dopo – Tob era qui con noi.

Altro che disabile…! Abilissimo: in tre giorni la sua deambulazione divenne perfetta e, un pò per paura un pò per spacconeria diede subito del filo da torcere ai tuoi tre miti fratellini Sweetie, Tashi e Tszod-pa, che come sai sono sempre pronti ad accettare chiunque, cane o gatto che sia. Pensai anche di aver fatto un errore.

Invece, a poco a poco, l’intelligenza dei fratelli, l’intelligenza di Tob, l’aiuto della Vita, stanno rendendo i giorni e le notti insieme piacevoli e allegre. Ora mamma vuole tanto bene a tutti voi, incluso Tob. Grazie, Martinella, di avercelo mandato!

L’attaccamento ti vorrebbe ancora di fianco a me, nel letto.  Lo stesso attaccamento vorrebbe baciarti e massaggiarti le zampine giù giù fino ai polpastrelli, vorrebbe i tuoi bacetti precisi sulle sopracciglia, vorrebbe presentarti a tutti coloro che entrano nella nostra casa. Ma è solo attaccamento.

La verità è che la tua Anima è nel mio cuore e le nostre due anime attendono il momento di reincontrarsi. Quel momento sarà bellissimo.

Ti amo, Martinella.

La tua mamma.

La scoperta che il telelavoro non è propriamente l’utopia realizzata…

Di Paolo Mottana

Come sempre Morozov (La Lettura, 30/12/2012) scopre l’acqua calda. Questo sopravvalutato osservatore, che già ci ha compiaciuto con le sue moralistiche e poco sensate analisi di facebook, ora ci offre una delle sue acute riflessioni intorno al magro destino delle utopie telelavoristiche.
In sintesi, il telelavoro non produce né benessere né aumentata produttività, né scenari di integrazione dell’esperienza umana. Ad onta di profezie emancipatorie il telelavoro non va. Questa è la sconsolata considerazione di Morozov, che non appare tuttavia aver militato tra i teoreti della cosa, almeno dai toni.
E tuttavia aver anche solo potuto pensare che il telelavoro potesse essere una soluzione raccomandabile allo sfruttamento e all’alienazione appare un po’ ingenuo.
Nessuna utopia può verificarsi dove regna la parola lavoro, tele o meno che sia.
Il lavoro è in sé e per sé, a meno che non sia opera di pura creatività individuale (ma oggi nemmeno più quello e comunque in tal caso si chiama arte), una delle forme attraverso cui patiamo l’alienazione nel nostro mondo.
Sarebbe curioso che il fatto di portarselo a casa trasformasse improvvisamente le cose. Forse rischierebbe di trasformare la casa. In che cosa? In un’azienda. Ecco allora che non stupisce che ci si sfrutti da sé, in casa, come garrulamente sottolinea il nostro a proposito dei risultati di alcune ricerche svolte sul “campo” domestico. Inoltre lavorare a casa, lavorare insisto, sarebbe un regalo a uno degli obiettivi che da sempre i signori “imprenditori” perseguono: parcellizzare il lavoro, isolare i lavoratori, inscrivere la norma dentro la loro anima, opera su cui i fautori della qualità totale si sono infaticabilmente adoprati per altre vie. Se le imprese si sono sempre avvalse, e continuano a farlo, di competenze distribuite nelle famiglie (si pensi a quanto mercato fa profitti su lavoro eseguito a livello domestico o in magazzini e sottoscala, senza diritti e in pura legge di sfruttamento), è anche per evitare che i lavoratori si possano confrontare e organizzare (oltre che per sommergere quelle parti di lavoro che, una volta emerse, graverebbero orribilmente sui costi).
La parcellizzazione ad alto tasso professionale non riesce a mascherare il suo profilo da alienazione atomizzata e diffusa, seppure magari dorata e obesa. Senza contare che chi lavora nel nostro contesto industriale non può non avere introiettato la norma del lavoro, che è la produttività massimizzata. Lavorare sotto la pressione di una produttività di tal specie non può che snaturare qualsiasi utopia di lavoro liberato e felicemente traslocato tra le pareti domestiche.
L’utopia sta ben altrove dal telelavoro. Fa bene Morozov a sottolineare che le tecnologie non vanno certo nella direzione della liberazione e della conciliazione tra vita e lavoro. Questo lo dice in toni un po’ più brillanti e radicali per esempio anche Philippe Godard: “una macchina non ha altra funzione se non lavorare sempre, ininterrottamente, come un rullo compressore. Come un rullo oppressore”.
La liberazione del lavoro, quella onestamente radicale, se non utopica, almeno fino a che a sinistra si contino osservatori come Morozov, si chiama liberazione dal lavoro, all’indirizzo di una vita semplicemente più umana, più incline a sintonizzarsi sui ritmi della natura (ahi, snaturata natura naturata), più intermittente, capace di inscrivere al suo interno soste, vuoti, momenti di puro dispendio. Contrassegnata da nuove forme di operatività. Operatività per definire la quale il termine lavoro sarebbe finalmente stretto e sconveniente. Un’operatività capace di rallentare, di dilatare, di intensificare l’esperienza di vite, le nostre, quelle di tutti noi, che, lavorando a casa o in azienda o in qualsiasi altro posto, restano ahinoi orribilmente deprivate.

Alla nostra Dakini

Che bella, Khadro Kelszang, la tua compagnia durante questi giorni!

Ti siamo grati Sweetie, Tashi, Paperello, Tob-ino e io: il tuo sorriso e la tua voce dolce hanno alleggerito i nostri cuori. Più che agli altri, già soavemente e naturalmente leggeri, hai giovato soprattutto al mio.
Credevo di averti persa, di più: sentivo di essere stata abbandonata, seppur incolpevolmente. Invece no. Il tuo compito, di baciare e guarire le ferite degli abbandonati continui a farlo instancabilmente. Ogni giorno di più.
Me l’hai raccontato e dimostrato: è il racconto generoso che più mi ha stupito. Ti avevo ritenuta sempre un pò riservata…

Bene, ora possiamo andare avanti. Lasciami il tempo di terminare l’impegno che sto attualmente affrontando e poi…prima gita alla nostra casa magica. Teniamola d’occhio: a volte i sogni si avverano.

Un grande bacio; un abbraccio caldo e un grazie per come hai reso tuoi figli anche i miei, accettandoli nel letto e comprendendone da subito le peculiarità.

With Love,

Sonam Lhamo